Tondo Doni
Riproduzione in argento del dipinto a tempera grassa su tavola di Michelangelo Buonarroti, databile tra il 1505 e il 1507 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Conservato nella cornice originale, probabilmente disegnata dallo stesso Michelangelo, è l’unica opera su supporto mobile, certa e compiuta, dell’artista.
Perché l’opera venne realizzata? Un’idea per un dono
Agnolo Doni, ricco mercante fiorentino, convolò a nozze, nel 1504, con Maddalena Strozzi, avvenente fanciulla di una altrettanto ricca famiglia della borghesia Fiorentina.
Volle richiedere un dipinto, davanti al quale la novella sposa potesse rivolgersi per le sue preghiere, a uno degli artisti più celebri e stimanti della Firenze del tempo: Michelangelo Buonarroti.
Così, dimostrando massima fiducia all’artista lo lasciò libero di esprimersi nel soggetto concordato secondo contratto: una Sacra Famiglia.
Il dipinto venne consegnato e … Agnolo Doni lo riportò indietro all’artista dichiarando che la sua consorte non poteva elevarsi spiritualmente davanti a tale “oscenità”.
Per noi, che viviamo in questo secolo, tale affermazione può sembrare un’ignominia degna di un essere stolto e poco istruito. Dobbiamo pensare quale fosse il “modo di concepire l’arte” per uomini del quattrocento. La consuetudine delle raffigurazioni di “Sacre Famiglie” vedevano Maria, Giuseppe e il Bambino raffigurati nei loro abiti “classici”: la Vergine, in primo
piano, con mantello blu, abito rosso e aureola, Giuseppe con il mantello giallo, in posizione defilata, e il piccolo Gesù appoggiato comodamente sulle soavi gambe della madre, in posizione centrale. Molto spesso tutto ciò era corredato da uno sfondo dorato.
Cosa “consegna” Michelangelo?
L’innovazione, quella che spesso spaventa ma che rimane ferma nei secoli.
L’immagine di un amore universale senza tempo, in cui si perdono gli stilemi di un’epoca e ci si proietta nel futuro solo attraverso il sentimento più puro’
Ma il “Tondo” dipinto da Michelangelo è conosciuto tutt’oggi con il nome di “Tondo Doni”, quindi cosa successe?
Il ricco mercante, dopo averlo in prima istanza rifiutato, venne deriso da coloro ai quali raccontò la curiosa avventura con il grande genio e quest’ultimo, vedendo tornare Agnolo a bottega, a richiedere quel dipinto prima non voluto, se lo fece pagare 3 volte di più del prezzo pattuito!
Tondo Doni
Riproduzione in argento del dipinto a tempera grassa su tavola di Michelangelo Buonarroti, databile tra il 1505 e il 1507 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Conservato nella cornice originale, probabilmente disegnata dallo stesso Michelangelo, è l’unica opera su supporto mobile, certa e compiuta, dell’artista.
Perché l’opera venne realizzata? Un’idea per un dono
Agnolo Doni, ricco mercante fiorentino, convolò a nozze, nel 1504, con Maddalena Strozzi, avvenente fanciulla di una altrettanto ricca famiglia della borghesia Fiorentina.
Volle richiedere un dipinto, davanti al quale la novella sposa potesse rivolgersi per le sue preghiere, a uno degli artisti più celebri e stimanti della Firenze del tempo: Michelangelo Buonarroti.
Così, dimostrando massima fiducia all’artista lo lasciò libero di esprimersi nel soggetto concordato secondo contratto: una Sacra Famiglia.
Il dipinto venne consegnato e … Agnolo Doni lo riportò indietro all’artista dichiarando che la sua consorte non poteva elevarsi spiritualmente davanti a tale “oscenità”.
Per noi, che viviamo in questo secolo, tale affermazione può sembrare un’ignominia degna di un essere stolto e poco istruito. Dobbiamo pensare quale fosse il “modo di concepire l’arte” per uomini del quattrocento. La consuetudine delle raffigurazioni di “Sacre Famiglie” vedevano Maria, Giuseppe e il Bambino raffigurati nei loro abiti “classici”: la Vergine, in primo piano, con mantello blu, abito rosso e aureola, Giuseppe con il mantello giallo, in posizione defilata, e il piccolo Gesù appoggiato comodamente sulle soavi gambe della madre, in posizione centrale. Molto spesso tutto ciò era corredato da uno sfondo dorato.
Cosa “consegna” Michelangelo?
L’innovazione, quella che spesso spaventa ma che rimane ferma nei secoli.
L’immagine di un amore universale senza tempo, in cui si perdono gli stilemi di un’epoca e ci si proietta nel futuro solo attraverso il sentimento più puro’
Ma il “Tondo” dipinto da Michelangelo è conosciuto tutt’oggi con il nome di “Tondo Doni”, quindi cosa successe?
Il ricco mercante, dopo averlo in prima istanza rifiutato, venne deriso da coloro ai quali raccontò la curiosa avventura con il grande genio e quest’ultimo, vedendo tornare Agnolo a bottega, a richiedere quel dipinto prima non voluto, se lo fece pagare 3 volte di più del prezzo pattuito!
