Allegoria del Chianti

Riproduzione in argento del dipinto originale, su tavola, di Giorgio Vasari, 1563-65, collocato tutt’oggi nel soffitto del salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze
In modo allegorico si vuol raccontare la leggenda sull’origine del territorio del Chianti con la vittoria del “Gallo Nero” di Firenze, la cui effige si può riconoscere nello scudo, sul “Gallo Bianco” di Siena.

Dietro ogni allegoria si cela una storia

Prima che Siena diventasse un possedimento territoriale della città di Firenze si narra che, per evitare continue guerre armate, si fosse arrivati a un “pacifico” accordo per stabilire il confine sulle loro giurisdizioni.
La condizione “sine qua non” prevedeva che due cavalieri sarebbero partiti nello stesso giorno, uno dalla città di Firenze e uno dalla città di Siena, compiendo il tragitto che portava da una località all’altra. Il confine, tra i due territori, sarebbe stato segnato nel punto del loro incontro.
Come si faceva a stabilire il momento della partenza?
I contendenti sarebbero partiti all’alba e precisamente “al primo canto del gallo”.
Gli amministratori delle due città pensarono a una strategia diametralmente opposta.
I senesi un gallo bianco che provvidero a rimpinzare con ogni tipo di

cibo convinti che all’alba, pieno di energie, avrebbe cantato ancor prima del levarsi dell’ultimo raggio del sole.
A Firenze si decise di affidarsi a un gallo nero, che fu messo a digiuno completo.
Così, ancor prima del sorgere del sole, il gallo nero di Firenze, preso dai morsi della fame, iniziò a cantare dando l’avvio alla folle corsa del cavaliere.
Quello senese, gonfio per l’eccesso di cibo, si svegliò con tutta calma intormentito dall’abbuffata
Fu così che quando il senese partì, a soli 12 km dalle mura di Siena, nei pressi di Fonterutoli, trovò sulla sua strada il mattutino cavaliere della città gigliata.
Firenze poté annettere ai suoi possedimenti quasi tutto il territorio del Chianti che da quel giorno prese come simbolo il “mattutino” Gallo Nero.

Allegoria del Chianti

Riproduzione in argento del dipinto originale, su tavola, di Giorgio Vasari, 1563-65, collocato tutt’oggi nel soffitto del salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze
In modo allegorico si vuol raccontare la leggenda sull’origine del territorio del Chianti con la vittoria del “Gallo Nero” di Firenze, la cui effige si può riconoscere nello scudo, sul “Gallo Bianco” di Siena.

Dietro ogni allegoria si cela una storia

Prima che Siena diventasse un possedimento territoriale della città di Firenze si narra che, per evitare continue guerre armate, si fosse arrivati a un “pacifico” accordo per stabilire il confine sulle loro giurisdizioni.
La condizione “sine qua non” prevedeva che due cavalieri sarebbero partiti nello stesso giorno, uno dalla città di Firenze e uno dalla città di Siena, compiendo il tragitto che portava da una località all’altra. Il confine, tra i due territori, sarebbe stato segnato nel punto del loro incontro.
Come si faceva a stabilire il momento della partenza?
I contendenti sarebbero partiti all’alba e precisamente “al primo canto del gallo”.
Gli amministratori delle due città pensarono a una strategia diametralmente opposta.
I senesi un gallo bianco che provvidero a rimpinzare con ogni tipo di cibo convinti che all’alba, pieno di energie, avrebbe cantato ancor prima del levarsi dell’ultimo raggio del sole.
A Firenze si decise di affidarsi a un gallo nero, che fu messo a digiuno completo.
Così, ancor prima del sorgere del sole, il gallo nero di Firenze, preso dai morsi della fame, iniziò a cantare dando l’avvio alla folle corsa del cavaliere.
Quello senese, gonfio per l’eccesso di cibo, si svegliò con tutta calma intormentito dall’abbuffata
Fu così che quando il senese partì, a soli 12 km dalle mura di Siena, nei pressi di Fonterutoli, trovò sulla sua strada il mattutino cavaliere della città gigliata.
Firenze poté annettere ai suoi possedimenti quasi tutto il territorio del Chianti che da quel giorno prese come simbolo il “mattutino” Gallo Nero.