Si può raccontare lo stupore?

Un Fiorino all’improvviso

Si può raccontare lo stupore?

Un Fiorino all’improvviso

Cornice della moneta e San Giovanni Battista.

Michelozzo (attribuito), San Giovanni Battista.

Bernardo Cennini (attribuito), San Giovanni Battista e parti del giglio.

I punzoni ritrovati nella Porta del Paradiso

Durante i miei primi studi di storia dell’arte sono rimasto affascinato dal Fiorino, la moneta d’oro che fu coniata a Firenze per la prima volta nel 1252. Questa semplice lastra di metallo prezioso con impresso il fior di giglio e San Giovanni rappresenta il potere che Firenze ha raggiunto durante il Rinascimento grazie ai suoi banchieri.
Una delle storie che piĂą mi ha affascinato sul Fiorino me l’ha raccontata il restauratore Fabio Burrini. Fabio, che ho avuto l’onore di conoscere di persona nel mio negozio, è un restauratore dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Durante la sua carriera ha lavorato all’immenso progetto di restauro della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti durato piĂą di trent’anni, ed ha il merito di aver fatto una scoperta sorprendente sul telaio e sul retro dell’anta destra della porta.
Come ricostruito dalla Professoressa Dora Liscia Bemporad, attraverso l’identificazione di questi simboli si è risaliti ai loro autori Michelozzo e Bernardo Cennini mandatari incaricati dall’Ufficio della Zecca di Firenze. Incrociando i dati del registro della Zecca è stato possibile risalire alla data dell’aprile 1449 della loro impressione e quindi ipotizzare che in quella data la porta fosse in costruzione nella bottega.

HIDDEN
leggi citazione

Non può sfuggire la coincidenza di alcune date che qui conviene riassumere: il 2 aprile 1448 Bernardo Cennini entra a lavorare nella bottega del Ghiberti; il 25 marzo 1448 Michelozzo riceve l’incarico di intagliatore di coni per il primo semestre; il 25 settembre 1448 Bernardo Cennini gli succede; gli stemmi dei signori della Zecca, sul telaio della Porta, coprono un arco di circa un anno e mezzo poiché vanno dal primo semestre del ’48, al primo del ’49, iniziato il 25 marzo di quell’anno. Sappiamo che il Signore della Zecca veniva scelto alternativamente tra i banchieri del foro vecchio e del foro nuovo, ma, anche se per accordi interni ci poteva essere un accordo preventivo sul nome del successore, non ritengo possibile che addirittura un anno prima se ne potesse conoscere l’identità. Poiché l’ultimo scudetto in ordine cronologico è di Giovanni di Antonio Canigiani, eletto nel primo semestre del 1449, l’impressione dei punzoni deve essere avvenuta all’incirca all’inizio di aprile di quell’anno.

Citazione di 2014, Liscia Dora, Nel cantiere del Ghiberti. Un concorso singolare

 

Il metodo con cui questi simboli sono stati incisi sulle formelle da Michelozzo e Bernardo Cennini è lo stesso con il quale io ancora oggi conio il mio Fiorino. Il procedimento consiste nell intagliare nei “ferri” (i punzoni) le varie parti di un soggetto, che poi vengono impresse in negativo sui due coni di acciaio: quello superiore, detto torsello, che è colpito direttamente dal martello nella fase di battitura della moneta, e quello inferiore detto pila, normalmente incastrato nell’incudine.

Ancora oggi io conio i miei fiorini utilizzando gli antichi strumenti della pila e del torsello.

I punzoni ritrovati nella Porta del Paradiso

Cornice della moneta e San Giovanni Battista.

Michelozzo (attribuito), San Giovanni Battista.

Bernardo Cennini (attribuito), San Giovanni Battista e parti del giglio.

Durante i miei primi studi di storia dell’arte sono rimasto affascinato dal Fiorino, la moneta d’oro che fu coniata a Firenze per la prima volta nel 1252. Questa semplice lastra di metallo prezioso con impresso il fior di giglio e San Giovanni rappresenta il potere che Firenze ha raggiunto durante il Rinascimento grazie ai suoi banchieri.
Una delle storie che più mi ha affascinato sul Fiorino me l’ha raccontata il restauratore Fabio Burrini. Fabio, che ho avuto l’onore di conoscere di persona nel mio negozio, è un restauratore dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. Durante la sua carriera ha lavorato all’immenso

progetto di restauro della Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti durato piĂą di trent’anni, ed ha il merito di aver fatto una scoperta sorprendente sul telaio e sul retro dell’anta destra della porta.
Come ricostruito dalla Professoressa Dora Liscia Bemporad, attraverso l’identificazione di questi simboli si è risaliti ai loro autori Michelozzo e Bernardo Cennini mandatari incaricati dall’Ufficio della Zecca di Firenze. Incrociando i dati del registro della Zecca è stato possibile risalire alla data dell’aprile 1449 della loro impressione e quindi ipotizzare che in quella data la porta fosse in costruzione nella bottega.

HIDDEN
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Non può sfuggire la coincidenza di alcune date che qui conviene riassumere: il 2 aprile 1448 Bernardo Cennini entra a lavorare nella bottega del Ghiberti; il 25 marzo 1448 Michelozzo riceve l’incarico di intagliatore di coni per il primo semestre; il 25 settembre 1448 Bernardo Cennini gli succede; gli stemmi dei signori della Zecca, sul telaio della Porta, coprono un arco di circa un anno e mezzo poiché vanno dal primo semestre del ’48, al primo del ’49, iniziato il 25 marzo di quell’anno. Sappiamo che il Signore della Zecca veniva scelto alternativamente tra i banchieri del foro vecchio e del foro nuovo, ma, anche se per accordi interni ci poteva essere un accordo preventivo sul nome del successore, non ritengo possibile che addirittura un anno prima se ne potesse conoscere l’identità. Poiché l’ultimo scudetto in ordine cronologico è di Giovanni di Antonio Canigiani, eletto nel primo semestre del 1449, l’impressione dei punzoni deve essere avvenuta all’incirca all’inizio di aprile di quell’anno.

Citazione di 2014, Liscia Dora, Nel cantiere del Ghiberti. Un concorso singolare

 

Il metodo con cui questi simboli sono stati incisi sulle formelle da Michelozzo e Bernardo Cennini è lo stesso con il quale io ancora oggi conio il mio Fiorino. Il procedimento consiste nell intagliare nei “ferri” (i punzoni) le varie parti di un soggetto, che poi vengono impresse in negativo sui due coni di acciaio: quello superiore, detto torsello, che è colpito direttamente dal martello nella fase di battitura della moneta, e quello inferiore detto pila, normalmente incastrato nell’incudine.

Ancora oggi io conio i miei fiorini utilizzando gli antichi strumenti della pila e del torsello.